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La Sindone e la falsità nei media



Pagina pubblicata la prima volta il 26 aprile 2015


Indice


Alla pagina generale sulla politica italiana


La verità sulla Sindone

E' cominciata con la solita fanfara mediatica l'ostensione della Sindone di Torino, il lenzuolo che alcuni ritengono abbia coperto il corpo di Gesù Cristo dopo la sua morte, riportandone l'impressionante immagine che ha ispirato l'iconografia cristiana fin dal Medioevo. Anche Sua Santità papa Francesco verrà a venerare il sacro lino, sulla cui autenticità di reliquia comunque la Chiesa cattolica non si è mai pronunciata, limitandosi a definirla un'immagine tale da ispirare la spiritualità cristiana e che si può venerare.

Ci sarebbe molto da dire sulla venerazione delle immagini, ma non è questo l'argomento che vorrei trattare.

Cominciamo con una breve esposizione sulla natura della Sindone, che stupirà molti.

La Sindone è un artefatto medievale, prodotto con grande attenzione a tutto quanto la Chiesa insegna sulla passione e la morte di Gesù. E' stata prodotta appoggiando il lenzuolo su un bassorilievo, quasi certamente di bronzo, riscaldato a 210-220° C. Sono state poi aggiunte tracce di "sangue", ottenute con ocra rossa. La datazione con il C14 la colloca tra il 1260 ed il 1390, in coincidenza perfetta con il periodo in cui essa apparve al pubblico per la prima volta, nel 1353.

Ma come, non ci sono tanti "sindonologi" che la considerano l'autentico sudario di Cristo? Ebbene, quello che ho scritto è incontrovertibile e deriva dagli esami scientificamente corretti fatti da laboratori e dal magistrale lavoro del prof. Vittorio Pesce Delfino di Bari, che lo descrive nel suo libro "E l'uomo creò la Sindone", ed. Dedalo, Bari 1982 (ristampato nel 2000) che si può trovare qui. Il prof. Pesce Delfino ha riprodotto una mini-Sindone, comprendente il solo volto per ragioni di costo, provando sperimentalmente la validità della sua analisi.

Badate bene: chi dice che non si sa come si è prodotta la Sindone e non si potrebbe riprodurla o è disinformato o mente, perché non solo si sa, ma è già stata riprodotta!

Riassumo solo brevemente alcuni argomenti, rimandando al libro del prof. Pesce Delfino per una dettagliata dimostrazione di come sia stata prodotta la Sindone e come si giunge a tali conclusioni. Particolare interessante, Pesce Delfino aveva già condotto il suo studio prima che si facessero le prove col metodo del C14, e ne aveva previsto correttamente il risultato.

Prima di tutto, è incontrovertibile che l'immagine è stata prodotta da un bassorilievo, per semplici ragioni geometriche. L'immagine mostra caratteristiche proiettive che si possono ottenere soltanto se il lenzuolo rimane in piano e l'immagine si proietta su di esso ortogonalmente. Appoggiando il lenzuolo su un corpo tridimensionale "a tutto tondo" l'immagine viene distorta, come chiunque può provare appoggiando ad esempio un fazzoletto su un volto umano (vero o di una statua) coperto di una sostanza colorante ed osservando la traccia che se ne ottiene. Inutile dire che un lenzuolo funebre appoggia sul corpo, anzi in realtà veniva avvolto intorno adesso, cosa completamente incompatibile con il tipo d'immagine che vediamo sul "sacro lino".

Le caratteristiche dell'immagine sono tali che non risulta prodotta da un colorante ma da una leggera bruciatura del tessuto. In base agli esperimenti di Pesce Delfino, con una matrice alla temperatura di 210-220°C si ottiene esattamente il tipo di immagine del lenzuolo originale: indelebile, con proprietà "tridimensionali" in realtà dovute alla tridimensionalità di un bassorilievo, non di un "tutto tondo", lo stesso colore e così via.

La precisione della temperatura serve soltanto per riprodurre un oggetto simile all'originale. Quello che fece il falsario originale, così come lo stesso Pesce Delfino, fu produrre varie tele sul bassorilievo che si stava raffreddando, e scegliere la migliore.

Leggendo sul libro del Professore tutti gli innumerevoli dettagli della sua ricerca, risulta chiaro che non ci sono né dubbi né misteri, resta solo da indagare su chi sia stato l'autore di quest'opera che è un frutto notevole dell'ingegno umano - non un miracolo però! - ma non è nemmeno difficile da riprodurre una volta capito il metodo.

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La congiura dei media

Abbiamo visto come la Sindone sia un artefatto e si sappia benissimo come è stata realizzata. Tuttavia la televisione ed i giornali non ne fanno cenno. La versione dei media è che si tratta di un mistero irrisolto, e si pubblicano articoli su quale percorso possa avere seguito della Palestina alla Francia medievale, nel periodo in cui non se ne avevano notizie dirette. Certo, non se ne avevano notizie perché non esisteva ancora, ma tutto il coro sottintende che si tratti del "sudario di Cristo", anche se la Chiesa stessa non sostiene ufficialmente questa tesi.

Se guardiamo all'ostensione come fatto mediatico ed economico, si può capire come ci sia una convergenza di interessi che include la Chiesa, che senza sbilanciarsi ottiene comunque un vantaggio nella sfera della religiosità popolare, quella delle fedeli pecorelle in stato di perenne minorità, ed il mondo economico locale, specialmente quello alberghiero e della ristorazione, che conta sull'affluenza di pellegrini per incrementare il proprio giro d'affari.

Dunque la somma di interessi significativi ma non vitali è sufficiente ad ottenere il silenzio completo su un lavoro scientifico serio e lo scatenamento di una campagna mediatica globale che un po' indirettamente, preservando il dubbio, ed un po' direttamente con argomenti pseudoscientifici sostiene l'autenticità di un falso acclarato.

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Complotto?

Non c'è da meravigliarsi, quindi, che la credibilità dei media sia molto bassa e che ormai su ogni fatto si scatenino, soprattutto sulla Rete, le ipotesi alternative più varie.

Pensiamo ad esempio all'aereo della Germanwings recentemente precipitato sulle Alpi francesi. La versione "ufficiale" è che il secondo pilota abbia causato l'incidente deliberatamente, dopo aver chiuso il comandante fuori dalla cabina. Il motivo del folle gesto sarebbe lo stato di depressione in cui egli si trovava, alimentato recentemente dalla mancanza di prospettive di carriera causata da problemi fisici, ma già presente da anni. Questo tra l'altro ha provocato polemiche sui controlli fisici e psichici a cui si dovrebbero sottoporre i piloti di linea per rimanere in servizio.

Sulla Rete circolano però ipotesi alternative, come quella secondo la quale l'aereo sarebbe precipitato a causa di un esperimento militare segreto, in corso di svolgimento nell'area alpina sorvolata, e tutta la storia della depressione del secondo pilota sarebbe inventata.

Personalmente ritengo queste tesi alternative completamente infondate, nel caso particolare di quell'aereo. Tuttavia la vicenda della Sindone ci fa vedere come non si possa scartare a priori l'idea che la verità su qualsiasi vicenda, pur essendo accessibile, sia cancellata da un coro mediatico che sostiene tesi non vere ma ha il supporto praticamente totale di stampa e TV. Quanti altri casi ci sono, in cui l'informazione trasmessaci dai media è incompleta, fuorviante, per non dire completamente falsa?

La presenza di forti interessi economici o di potere può sostenere questi cori unanimi senza neppure un'azione coercitiva diretta, penso che bastino semplici accenni ed autocensure di un mondo giornalistico abituato ad asservirsi al potere, per assicurare che le versioni "sgradite" di certi eventi non appaiano sui media "mainstream" e siano relegate alla Rete, con il bollo squalificante di "ipotesi complottiste"

Quanto accade per la Sindone dimostra come sia davvero possibile che, complotto o no, i media di fatto congiurino per propinarci informazioni fasulle. Su questo tema occorrerà tornare, per fatti assai più gravi che meritano uno spazio proprio.

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Conclusione

Sicuramente stiamo assistendo alla progressiva scomparsa del giornalismo vero, quello in cui le notizie si vanno a cercare dove nascono e si indaga sui fatti, invece di riportare comunicati di agenzia, eventualmente, se si è bravi, aggiungendo un commento giudizioso. Il giornalismo d'inchiesta così come il giornalismo di guerra sopravvivono ancora, e ancora oggi vi sono giornalisti che rischiano perfino la vita ed a volte ahimé la perdono per cercare e mostrare al pubblico la verità. Tuttavia è tristemente vero che in gran parte del mondo dei media la verità è scomparsa, sostituita dalla pubblicità alle tesi che interessano a chi conta nel mondo. Il danno che ne deriva all'umanità intera è gravissimo, perché non solo i media ma la scienza e la cultura in generale hanno perduto la propria credibilità di fronte al pubblico. Per questo ho sentito la necessità di pubblicare questo scritto. Non conto nulla, ma tutti devono farsi sentire chiedendo prima di tutto informazione onesta e veritiera. Senza informazione non c'è democrazia, perché un popolo non informato non può esercitare quella sovranità che in democrazia gli spetta.


Alberto Cavallo

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